Ho messo gli occhiali in terza media, a tredici anni.
Inizialmente il mio è stato un disagio psicologico probabilmente dovuto all’età (non volevo portare gli occhiali e farmi vedere con gli occhiali dagli altri), che ho potuto facilmente risolvere con l’utilizzo delle lenti a contatto, portate agevolmente per moltissimi anni. Poi, crescendo, ho superato il complesso “quattrocchi” e ho piano piano abituato me stessa e gli altri a vedermi con il mio bel paio di occhiali.

Ho comunque faticato ad abituarmi all’idea di doverli portare per tutta la vita.
Ogni tanto giungeva dall’estero qualche notizia su fantomatiche operazioni chirurgiche che correggevano la miopia, ma erano notizie vaghe che sembrava non riguardassero nemmeno l’Italia, e i cui risultati, comunque, essendo queste operazioni ancora in fase di sperimentazione, non potevano essere inseriti in un “quadro storico” che ne consentisse, con chiarezza, di evidenziare eventuali effetti collaterali o degenerazioni future. Al pensiero che potessero mettermi le mani negli occhi ed operare non so bene in che modo proprio lì, mi faceva venire i brividi e comunque, il prezzo dell’intervento sembrava essere per me inarrivabile.
Cresceva però di giorno in giorno il desiderio di vederci bene, sempre e comunque, la mattina appena sveglia e la sera poco prima di andare a dormire: cresceva il desiderio di poter abbandonare “quelle mie stampelle” e di poter nuovamente contare solo sui miei occhi.
Sono passati tanti anni e non solo le tecniche si sono evolute, ma anche si è formato un “passato di esperienze” alle quali ora si può attingere.
Così, quando il desiderio di vedere con i miei occhi senza l’ausilio degli occhiali è divenuto quasi una necessità con l’arrivo del mio secondo bimbo (che, come già la sorellina prima di lui, sembrava goderci molto a spiaccicarmi le manine sulle lenti appena pulite o peggio, ad afferrare la montatura per gettarla il più lontano possibile da me!) dopo tanti anni ho ricominciato a pensare alla possibilità di farmi operare.
E così ho fatto.
Mi sono operata nel maggio del 2006.
Mi mancavano circa 6 diottrie per occhio e soffrivo anche di un forte astigmatismo.
Il disagio è stato decisamente sopportabile: forse era tale la gioia di assaporare il risultato, che non mi sono resa ben conto del dolore che ho provato, ma quel che è certo è che non ho preso nemmeno una volta gli antidolorifici che mi sono stati prescritti, e comunque a
parte il giorno successivo all‘operazione, in cui l‘unico desiderio che hai è di tenere gli occhi chiusi e dormire ho
ripreso subito tutte le mie attività quotidiane: in casa, con i bambini e, dopo due settimane, al lavoro in ufficio davanti al terminale.

Tutto si conclude in un poco più di dieci minuti di operazione e in “un lungo sonno riposante” il giorno dopo: poi pian piano, da uno stato iniziale offuscato come quando si hanno gli occhi bagnati dalle lacrime le immagini dapprima sfocate vanno progressivamente facendosi più nitide, come per magia.
I miei occhi sono tornati a vedere … un poco più sensibili al sole rispetto a prima, ma liberi ed affidabili in ogni momento della vita.

Bè… la mia vita non è cambiata più di tanto: quello che facevo prima ho ripreso e continuato a fare dopo, ma non ho più avuto con me, accanto al comodino, vicino al lavandino o altrimenti fissi sul mio naso il solito paio di occhiali.
Ed è stata per me una grande conquista, che, senza dubbio ha avuto dei risvolti psicologici notevoli sul mio modo di pormi e rapportarmi con più sicurezza di fronte alle cose.